I mostri dei bambini:come affrontarli

I mostri.Che fare?
 Vuoi non dare a tuo figlio una spada magica? Una bacchetta portentosa? O dirgli che può fare la magia.
  Se il tuo bambino ha paura di un animale, prendiamo a caso il lupo, potrà disegnarlo e poi aggiungere al disegno se stesso che gli dà un sonoro calcione oppure il famoso shift che vi ho insegnato.

Repetita iuvant.mi raccomando.

Emozione della gioia dei bimbi

Esercizio
Dai 3 ai 5 anni
 La gioia (o contentezza) Questo è un esercizio che suggerisco sia agli adulti per se stessi, sia ai genitori per proporlo ai figli: si tratta di conoscere la propria emozione per poi poterla replicare se si vuole e quando si vuole.
 Dimmi un po’, ma come ti senti dentro adesso che sei tutto contento? Di che colore è la contentezza?» LUI: «Rossa». TU: «Tuttaaaa rossaaaaa? Che bello»
Stasera basta che vedi tutto rosso se vuoi essere felice.Siii dai...proviamo.
 Se, invece, ignorassi o dessi per scontato il fatto che ha imparato a salire arrampicandosi sulla fune, che e' felice di quello che ha fatto,mancheresti un’occasione importante per generare in lui contentezza + orgoglio + autostima

Crescere figli felici

Rabbia quando il fratello maggiore gli/le ruba un gioco
 Esercizio
Se i fratellini sono piccoli e rischiano di farsi male strattonandosi o spingendosi, ci toccherà fare i giudici della situazione. Ecco le due alternative: • Se non sai chi ha rubato il gioco a chi, suggerisco di toglierlo semplicemente di mezzo, argomentando che non ti piace vederli spingersi e tirarsi.
 Il fatto di non dare peso a comportamenti negativi sia un toccasana.

 Se hai visto chi ha rubato il gioco, allora è bene ridarlo al legittimo proprietario. Senza gridare, senza scene. Non dovresti strapparlo dalle mani del «ladro», ma chiederlo gentilmente. L’opzione migliore è che sia il detentore illegittimo a decidere di ridare il gioco all’altro.
Se però è troppo piccolo, possiamo farlo noi per lui.
Preparati:
Si metterà a piangere, si sdraierà isterico a ribellarsi: lasciamolo fare e ignoriamo la reazione. Presto tornerà sereno a giocare con altro.
Cosa NON fare :
Dare ragione al più piccolo, solo perché è più piccolo.
 Poche coccole però, per non rinforzare il suo gesto scorretto (il rinforzo serve sempre ad aumentare la frequenza di un comportamento, sia positivo sia NEGATIVO).

Rabbia quando il fratello maggiore gli/le ruba un gioco

 Esercizio

Se i fratellini sono piccoli e rischiano di farsi male strattonandosi o spingendosi, ci toccherà fare i giudici della situazione. Ecco le due alternative: • Se non sai chi ha rubato il gioco a chi, suggerisco di toglierlo semplicemente di mezzo, argomentando che non ti piace vederli spingersi e tirarsi.
 Il fatto di non dare peso a comportamenti negativi sia un toccasana.

 Se hai visto chi ha rubato il gioco, allora è bene ridarlo al legittimo proprietario. Senza gridare, senza scene. Non dovresti strapparlo dalle mani del «ladro», ma chiederlo gentilmente. L’opzione migliore è che sia il detentore illegittimo a decidere di ridare il gioco all’altro.
Se però è troppo piccolo, possiamo farlo noi per lui.
Preparati:
Si metterà a piangere, si sdraierà isterico a ribellarsi: lasciamolo fare e ignoriamo la reazione. Presto tornerà sereno a giocare con altro.
Cosa NON fare :
Dare ragione al più piccolo, solo perché è più piccolo.
 Poche coccole però, per non rinforzare il suo gesto scorretto (il rinforzo serve sempre ad aumentare la frequenza di un comportamento, sia positivo sia NEGATIVO).

Crescere figli sorridenti e felici

Tuo figlio è un essere separato, altro da te e diverso da te; «ragiona» in modo differente: meno logico, più ripetitivo, più emozionale, più facilmente distraibile (da ciò che interessa te, chiaramente), più immediato. Da piccolissimo vive nel presente, sempre. Poi, dopo i 3 anni, per lui la realtà si confonde con la fantasia. I bambini apprendono in maniera procedurale, per ripetizione e imitazione, e il loro cervello è diverso dal nostro. È importante saperlo, sia per adeguarsi al loro modello di apprendimento e sfruttarlo al meglio, sia per capirli e accettarli nei loro inevitabili «limiti». Per avere a che fare con loro, dobbiamo allora cancellare il nostro abituale modo di relazionarci e ricordarci sempre di ridurre tutto all’osso, semplificando TUTTO: frasi, gesti, ordini, complimenti, punizioni… Non c’è una pausa di razionalità e questo è molto stancante...si sa...

Che cosa succede, quindi, durante la crescita? I bambini si liberano delle informazioni confuse e riordinano il loro cervello. Il vantaggio è un cervello più efficiente, lo svantaggio è forse la diminuzione della velocità di adattamento (ma non di apprendimento) e, progressivamente, la perdita dell’uso della fantasia. Un altro fattore che ci interessa conoscere per capire i limiti dei nostri figli è che il cervello matura da dietro in avanti; in pratica, nel suo processo di maturazione, segue la stessa direzione secondo cui si è formato: in principio c’è un filo, che è il sistema nervoso, poi si sviluppa il cervello rettiliano, poi quello limbico e, infine, il cervello prefrontale e corteccia tardiva; lo sviluppo della parte superiore del cervello avviene a partire dall’età di 12 anni. Questo non significa che prima non si ragiona, ma che lo si fa in modo diverso, più emotivo e immediato.Dobbiamo avere il libretto delle istruzioni.

Maggiori dettagli li trovi a Febbraio alla mia presentazione al Milkbar e A fine Gennaio a Momsbar a Milano.
Lascia la tua email se sei interessata/o all'evento.
I nostri figli vivono nel presente.
Ecco un suggerimento per aiutarti a comunicare a tuo figlio il senso del tempo sfruttando il suo livello di comprensione. Traduci i minuti in azioni Anziché dire: «Tra cinque minuti usciamo, sbrigati», potresti dire: «Vai a fare la pipì adesso perché la mamma si sta già mettendo il cappotto». Invece di parlare di minuti, traduci in un’azione concreta.
Ti dice niente la parola Sonno!!!
 Il trucco sta nel farli stancare il giusto di giorno, non troppo. Per i più piccoli, il sonno disordinato di giorno non aiuta le notti tranquille.
Aiutalo a fare sonni completi.Nel seminario ti spieghero' meglio.
A presto coach Daniela

Convinzioni limitanti

Convinzioni limitanti



Convinzioni limitanti

Con il termine Convinzioni limitanti  si indicano delle situazioni nelle quali limitiamo volontariamente il nostro apporto di energia o impegno, in alcuni ambiti della nostra vita, precludendoci possibilità di successo, per costruirci un "alibi" nella eventualità di insuccessi. Servono a proteggere il nostro senso di autostima. Se ci impegniamo poco, se non "spingiamo" al massimo le nostre possibilità, o se rinunciamo a fare una scelta, abbiamo un alibi nel caso di insuccesso, perché potremo sempre dire a noi stessi, e agli altri: "Se mi fossi impegnato al massimo sarebbe andata diversamente". Se invece ci impegnassimo al massimo delle nostre possibilità nel caso di insuccessi non avremmo alibi.
Esempi di questi autosabotaggi sono il più frequente-; lo stabilire obiettivi irraggiungibili o troppo facili - che consente di attribuire l'eventuale fallimento o riuscita alle caratteristiche dell'obiettivo -; il ritiro dell'impegno; la rinuncia a fare una scelta - infatti rinunciando a scegliere non ci esponiamo al rischio di fare scelte sbagliate! -; più in generale tutti quegli espedienti che possono compromettere l'efficienza fisica o intellettiva, abbassando le possibilità di riuscita, ma allo stesso tempo fornendo un alibi nel caso di insuccesso
La funzione delle strategie di autosabotaggio è quella di sostenere una immagine positiva di sé. L'anticipazione di una giustificazione al possibile fallimento, infatti, consente, in caso di insuccesso, di proteggere l'autostima e l'immagine di sé e, in caso di successo, di incrementare l'autostima, acquistando maggiori meriti.
Allo stesso tempo le strategie di autosabotaggio limitano le nostre possibilità di successo, in quanto "rinunciamo a scendere in campo", e possono impedire l'emergere di nostre capacità.
Attraverso il coaching una persona può essere aiutata a prendere coscienza di propri meccanismi di autosabotaggio, e a scegliere delle strategie più funzionali ed efficaci per realizzare i propri obiettivi.

Il
primo punto importante per superare il blocco di eventuali autosabotaggi è quindi quello di prenderne coscienza.
Prova a ritagliarti un quarto d'ora del tuo tempo per pensare agli eventuali autosabotaggi che stai attuando nella tua vita (considera che tutti ne attuiamo qualcuno!). Puoi aiutarti nella riflessione ponendoti le seguenti domande:
- Attualmente, quali opportunità che non sto sfruttando ho a portata di mano? Cosa mi sta frenando?
- Fino ad ora in quale percentuale (da 0 a 100) sento di aver sfruttato le mie qualità e capacità? Cosa mi aiuterebbe ad arrivare al 100%?
- Ci sono ambiti della mia vita in cui potrei fare di più? Quali?
- Ci sono scelte che so dovrei prendere ma che sto evitando di prendere?
- Ci sono obiettivi o decisioni che sto procrastinando?
Il
secondo punto importante è quello di mettere bene in evidenza rischi e opportunità insiti nelle azioni o nelle scelte che stai rinunciando a fare. Prova a porti le seguenti domande:
RISCHI: Cos'è che mi sta frenando? Quali sono i rischi che correrei se "andassi fino in fondo"? Nella peggiore delle eventualità cosa potrebbe accadermi? (distingui bene il fatto che potrebbe accaderti dalla interpretazione che tu dai del fatto) Ci sono altre interpretazioni che potrei dare di questo fatto? Ci sono delle cose che potrei fare, o che potrei fare diversamente per limitare l'entità di tali rischi?
OPPORTUNITA': Quali sono le opportunità che mi sto perdendo rinunciando a dare il massimo di me stesso? Cosa riuscirei ad ottenere se tutto andasse per il "verso migliore"?
Infine prova a pensare se ci siano delle
"strade alternative" che ti permetterebbero di sfruttare le opportunità, senza incorrere nei rischi che hai evidenziato sopra.
Inoltre c'è un aspetto che merita una particolare attenzione: talvolta l'insoddisfazione, la frustrazione o l'ansia che si provano di fronte a insuccessi o a errori derivano dal fatto che non ci si è concessi la possibilità di sbagliare. Questo accade in particolar modo quando interpretiamo l'esito e i risultati di nostre azioni come un
"verdetto" su di noi e sulle nostre capacità. Interpretando i nostri insuccessi come un fallimento personale è normale che siamo spinti a "fare le cose perfettamente". Le persone invece provano una minore ansia o frustrazione di fronte a propri insuccessi quando interpretano gli esiti e i risultati delle proprie azioni come un "feedback" sulle proprie prestazioni, non su loro stessi; in altri termini, gli errori non vengono interpretati come "verdetti" sulle proprie abilità, ma come segnali di strategie o impegno inadeguati, che possono aiutare ad "aggiustare il tiro". Queste persone sono quindi spinte dalla motivazione di "imparare, migliorare, scoprire qualcosa di nuovo", piuttosto che di "fare qualcosa perfettamente". Quindi se di fronte a determinate possibilità o opportunità proviamo l'ansia del possibile insuccesso potremmo provare a cercare delle interpretazioni diverse di questi insuccessi: la vita è una "palestra"; maggiori sono le esperienze che facciamo maggiori sono le possibilità di crescita personale

CODICE ETICO del COACHING

CODICE ETICO
Parte 1: La filosofia di International Coach Federation e la definizione di coaching. La Federazione Internazionale Coach (ICF in seguito) si attiene ad una metodologia di coaching nella quale il cliente è prima di tutto rispettato, sia dal punto di vista personale che professionale, e viene considerato in grado di gestire efficacemente la propria vita ed il proprio ambito lavorativo. Ogni cliente viene visto come una persona creativa e piena di risorse.
Sulla base di ciò, le responsabilità del coach sono:
1. scoprire, rendere chiari ed allineare gli obiettivi che il cliente desidera raggiungere;
2. guidare il cliente in una scoperta personale di tali obiettivi;
3. far in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso;
4. lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente.
Parte 2: Definizione del coaching
Il coaching professionale è un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita.
Durante ciascun incontro è il cliente stesso a scegliere l’argomento della conversazione, mentre il coach lo ascolta ponendo osservazioni e domande. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza ed induce il cliente a divenire proattivo.
L’attività di coaching accelera la crescita dell’individuo in quanto grazie ad essa ognuno giunge a focalizzare in maniera più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e le conseguenti scelte da porre in atto.
Nel coaching si osserva “dove si trova il cliente oggi”, quale sia cioè la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo, ciò che egli è disposto a fare per raggiungere “la meta in cui vorrebbe trovarsi domani”.

Parte 3: Standard di condotta professionale stabiliti da ICF
Condotta professionale generale
In qualità di coach ICF:
1. mi comporterò sempre in modo da riflettere positività sulla professione e mi asterrò da comportamenti o dichiarazioni che potrebbero avere effetti negativi sul pubblico a riguardo della comprensione o della reputazione del coaching come professione.
2. non pronuncerò coscientemente dichiarazioni che siano false o ingannevoli, né scriverò il falso in qualsivoglia documento a riguardo della professione del coaching.
3. rispetterò diversi approcci al coaching. Onorerò gli sforzi ed il contributo di altri e non li rappresenterò erroneamente come miei.
4. presterò attenzione a qualsiasi questione che potrebbe potenzialmente condurre all’uso improprio della mia influenza - riconoscendo la natura del coaching e il modo in cui potrebbe avere un effetto sulla vita altrui.
5. mi sforzerò e farò in tutti i modi per riconoscere questioni personali che potrebbero essere in conflitto con le mie relazioni professionali o interferire con la mia prestazione di coach. Qualora i fatti o le circostanze lo consiglino, cercherò immediatamente assistenza professionale per determinare il miglior da farsi, incluse eventuali sospensioni o interruzioni della relazione di coaching.
6. come formatore o supervisore di coach attuali e potenziali, mi comporterò seguendo con il codice etico ICF previsto per tutte le situazioni di formazione e supervisione.
7. condurrò e pubblicherò le mie ricerche con competenza e onestà, seguendo gli standard scientifici. Le mie ricerche verranno portate avanti con il consenso necessario da parte di chi sarà in esse coinvolto, mantenendo un approccio che protegga ragionevolmente i coinvolti da danni potenziali. Tutto lo sforzo di ricerca sarà portato avanti secondo l’osservanza delle leggi in materia del paese in cui si effettua la ricerca.
8. mi impegno ad una gestione del lavoro di coach che promuova la riservatezza e osservi le leggi applicabili e che crei, mantenga, archivi e distrugga i record del lavoro fatto in relazione alla pratica di coaching.
9. utilizzerò le informazioni contenute nelle liste di contatto dei membri della Federazione Internazionale Coach nel solo modo e nella sola misura consentita, rispettando quanto stabilito dal Comitato nazionale ICF al quale appartengo.

Condotta professionale con i clienti
10. mi renderò responsabile di stabilire limiti chiari, appropriati e che tengano in considerazione elementi di diversità culturale, nella prassi dei rapporti con i clienti.
11. non mi farò coinvolgere in rapporti sessuali con i miei clienti.
farò chiari accordi con i miei clienti e li onorerò nel contesto di relazioni professionali di coaching.
12. mi assicurerò che prima della o alla sessione iniziale il mio cliente comprenda la natura del coaching, i confini della riservatezza, gli accordi economici e gli altri termini del contratto di coaching.
13. identificherò accuratamente le mie qualifiche, abilità specifiche ed esperienza come coach.
14. non fuorvierò intenzionalmente né farò dichiarazioni false su quanto il mio cliente riceverà dal processo di coaching o da me come coach.
15. non darò informazioni o suggerimenti che io ritenga fuorvianti né ai miei clienti né a clienti prospettici.
16. non sfrutterò scientemente nessun aspetto della relazione coach-cliente per un vantaggio o beneficio personale – professionale o economico.
17. accetterò il diritto del mio cliente di terminare il rapporto di coaching in qualsiasi momento. registrerò le indicazioni del mio cliente che egli/ella non stia beneficiando dalla ns relazione professionale.
18. se ritenessi che il cliente potrebbe essere servito in modo migliore da un altro coach, o da altre risorse, incoraggerò il cliente a cambiare.
19. suggerirò al mio cliente di cercare il beneficio di altri servizi professionali qualora lo ritenessi indicato od appropriato.
20. mi farò carico di tutte le ragionevoli azioni per notificare le autorità più appropriate nell’eventualità che un cliente manifesti intenzioni di causare pericolo a sé o ad altri.

Riservatezza
21. rispetterò la riservatezza dei dati personali dei miei clienti fatta eccezione di eventuale autorizzazioni da parte del mio cliente o di richieste di legge.
22. otterrò autorizzazione dai miei clienti prima di divulgare i loro nomi come clienti o referenze, o qualsiasi altra informazione che li identifichi.
23. otterrò autorizzazione dalla persona che sarà coached prima di divulgare informazioni a terzi che mi remunerassero per ciò.
Conflitto di interesse.
24. cercherò di evitare conflitti tra i miei interessi e quelli dei miei clienti.
25. se sorgessero conflitti di interesse potenziali o manifesti, ne parlerò apertamente con i
miei clienti e discuterò come gestirli nel miglior interesse del cliente.
26. comunicherò in anticipo ai miei clienti di qualsivoglia remunerazione da terzi che potrei
ricevere come riferimento di quel cliente.
27. mi presterò a baratti per servizi, merci o altra compensazione non monetaria solo se
non avesse effetti sulla relazione di coaching.

Parte 4: Codice di etica professionale
In qualità di coach professionista, riconosco le seguenti linee di condotta etiche e morali da seguire, gli obblighi sia verso i miei clienti, sia nei confronti dei colleghi e della comunità economica e sociale in generale.
Garantisco di uniformarmi agli Standard Etici di Condotta di ICF, di riservare sempre a tutti gli individui, di qualunque estrazione sociale o culturale essi siano, la massima dignità, considerandoli liberi ed eguali.
Garantisco di adattare gli standard citati a quelli delle persone per le quali svolgo l’attività di coaching, in modo da metterle sempre a loro agio nel migliore dei modi.
Qualora dovessi infrangere il Codice di etica professionale o un qualsiasi Standard di condotta etica di ICF, concorderò pienamente con le decisioni che ICF vorrà prendere, a propria e completa discrezione, ritenendomi pienamente responsabile di ogni azione e comportamento adottato.
Sono, inoltre, consapevole che, a seguito di una mia condotta non conforme ai suddetti Codici, ICF potrà stabilire di non concedermi la qualifica di membro della International Coach Federation e, di conseguenza, ritirare la certificazione rilasciatami per svolgere l’attività.


CI trovi anche qui http://coaching2excellence.blogspot.com/p/blog-page_78.html

Cos'è il coaching

Cos'è il coaching
l coaching è un servizio professionale finalizzato al raggiungimento di obiettivi concreti, che facilita un pieno sviluppo e utilizzo delle proprie potenzialità.
La relazione di coaching aiuta ad accrescere l' autoconsapevolezza, la motivazione; a individuare nuove possibilità e a formulare piani d'azione concreti. E' assolutamente paritetica, si basa su rispetto reciproco, ascolto attivo, domande potenti e feedback.

Che tu voglia esprimere meglio le tue qualità, migliorare le tue competenze professionali, accrescere il tuo benessere personale e relazionale, realizzare un nuovo progetto professionale o di vita, il coaching ti aiuta a cambiare in modo più facile. E  saremo lieti e onorati di accompagnarti in questo tuo cambiamento.
MODALITA' DEL SERVIZIO: Un percorso di coaching in genere dura da un minimo di 2 a un massimo di 10 incontri, la durata di un incontro può essere di un'ora o di un'ora e mezza. Gli incontri avvengono in presenza oppure tramite telefono o skype. La cadenza in media è quindicennale. Ma le modalità sono flessibili e le calibreremo in base a quelle che sono le tue esigenze e gli obiettivi che vuoi raggiungere.
  • Business coaching: rivolto a professionisti per migliorare le performance del business e le tematiche professionali.
  • Personal coaching: per migliorare aspetti della propria vita personale o professionale.
Le aree su cui si può intervenire sono molte, di seguito alcuni esempi:
  • Relazioni interpersonali.
  • Cambiamenti professionali.
  • Carriera.
  • Personal branding.
  • Orientamento al mondo del lavoro.
  • Sviluppo personale.
  • Gestione del tempo.
  • Equilibrio vita privata e lavoro.
  • Rimozione di idee bloccanti che impediscono di agire come si vorrebbe.
Contatti
La prima sessione (intake sessione): dura circa un'ora e un quarto; è gratuita per chi decide di intraprendere un percorso di coaching.